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CENNI STORICI SU MONTECCHIO
Montecchio, è situato al centro del triangolo Foligno-
Lo stemma di Montecchio, è costituito da uno scudo (ornato esteriormente) ancile fasciato; in campo una sella a sei raggi ed in punta tre monti di cui quello centrale, retrostante, più alto. Lo stemma è murato sopra la porta dell’antico Palazzo Comunale del castello; lo scudo è sormontato da una maschera simile a quella raffigurata nella tela dello Sposalizio della Vergine conservata nella locale chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo. Lo stemma di Montecchio è rappresentato anche in una lapide murata sulla parete sinistra della scala di accesso al piano superiore dell’ antica Osteria che sorge presso la Via Flaminia, ora sede dell’Ente Università Agraria di Montecchio, nonché in alcune pietre tombali custodite nel cortile della ex canonica della parrocchia. In queste ultime, i tre monti, fermo restando quello centrale più alto, sono allineati; anche negli antichi timbri a secco del Comune di Montecchio i tre monti sono allineati. Altro stemma del castello è raffigurato nella tela della Madonna del Rosario della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo.
Lungo la Via Flaminia (tratto Osteria del Bastardo – Montecchio), sono stati ritrovati degli insediamenti romani, nel 1925, nella zona denominata Loc. Toccioli. Durante i lavori di rifacimento della strada, venne ritrovato un cippo in travertino con iscrizione, dedica ai Lari posta da un dispensator imperiale in occasione del ritorno di un imperatore, il cui nome fu abraso già in antico.
a) LARIBUS b) PRO REDII
PRO REDITV C//// //// AR ////
CRESCENS DISP CRESCENS
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Romanelli (P.Romanelli NSA,ANL-
C IVLIO RVFIONI
NOBILIS VIR FECIT
Svetonio in “De Vita Cesareum” (tranquilli vita divi iuli) capitolo 76 così recita: “…Cesare demandò la cura e il comando di 3 legioni del suo esercito, che lasciava ad Alessandria, a Rufione: figlio di un suo liberto e suo preferito…”
Nell’XI secolo, Montecchio era un castello appartenente all’area feudale nel Comitato di Spoleto, confinando con Marcellano, Castagnola, Viepri e Torri, ed era dominato da nobili signori i quali, riconoscevano l’alta sovranità dell’Impero o della Chiesa, a seconda delle varie contingenze. Nell’anno 1078, i Normanni, dopo aver attaccato Spoleto si sarebbero fermati nel territorio di Montecchio, fino a giungere alla piana di Trevi (per questo l’intera superficie fu denominata Normandia).
All’inizio del XII secolo, il castello di Montecchio insieme a Giano, Castagnola e Macciano e Moriano erano soggetti al duca di Spoleto, quindi all’Imperatore. Nell’anno 1177 lo stesso affidò a Corrado d’Urslingen il Ducato di Spoleto. Agli inizi dell’anno 1198, come perentoriamente gli aveva intimato il Pontefice Innocenzo III, fu costretto a rassegnare, durante un congresso, il dominio che aveva sui luoghi del Ducato di Spoleto. Il Pontefice affidò il governo di Spoleto, con il titolo di rettore, al Cardinale di S. Maria in Aquiro. Pertanto, anche Montecchio passò alla Curia Romana.
Alla fine del XII secolo i Nobili Signori di Giano, quali feudatari di Santa Chiesa sottomisero i Signori di Montecchio e di Castagnola: “Castrum Montecle, quod est Dominorum Nobilium de Jano…”, questo dominio, secondo i documenti noti, perdurò fino ai primi decenni del secolo XIII.
Alla fine del secolo XII, invece, Guglielmo Visconti, fratello del Pontefice Gregorio X e di Ubertino, al quale era succeduto come rettore del Ducato di Spoleto, avendo trovato negli archivi una memoria che la Normandia era stata un diretto possedimento della Chiesa, avanzò pretese sui castelli di Giano e di Montecchio, ma gli spoletini si ribellarono a tale richiesta, opponendo il privilegio di Innocenzo III. Gli spoletini misero al bando sia il castello di Giano che di Montecchio per essersi schierati con il Visconti, facendo ricorso alla mediazione del comune di Perugia, che con la nomina di quattro deputati giunsero all’intesa con il sindaco spoletino. L’accordo prevedeva il mantenimento da parte del Comune di Spoleto del possesso dei castelli di Giano e Montecchio, ma lo stesso doveva sborsare al Visconti 3000 mila lire per aver “… operato contro l’autorità e dignità del rettore, contro i suoi messi e familiari, per danni delle comunità e per i bandi e pene incorse…”. I rappresentanti di Giano e Montecchio chiesero garanzia al rettore del Ducato, e nominarono rispettivamente il sindaco. Nel 1281 il Comune di Spoleto nominò Sindaco Giovanni della Torre, il quale dichiarò al rettore che Montecchio, Castel Ritaldi, Giano, Castagnola e Macciano appartenevano di diritto al proprio Comune.
Nel corso del XIII secolo, si registrarono importanti eventi di tipo politico, economico e religioso. Per l’aspetto politico, Montecchio assurge a rango di Comune rurale con la precisa demarcazione dei relativi confini, rimasti pressoché invariati fino all’anno 1816. Per l’aspetto economico, si registrò un incremento demografico con consequenziale sviluppo delle costruzioni civili e religiose. Si migliorò la sicurezza al castello con la costruzione delle mura di cinta. Nel 1227 venne costruita la chiesa di San Bartolomeo in Montecchio all’interno delle mura castellane, e all’esterno delle mura la chiesa di San Rocco di Montecchio che sorgeva ai margini dell’antica Via Flaminia.
Nell’anno 1300 si celebrò il primo Giubileo promosso da Bonifacio VIII, è noto che una gran moltitudine di pellegrini, che dal nord si spostava verso Roma, attraversò l’Umbria percorrendo il tracciato della Via Flaminia. Agli albori del XIV secolo, l’Umbria era un focolaio di lotte tra guelfi e ghibellini. Per sedare questo stato di conflitto e la diffusa ostilità verso il Rettore, giunsero i Legati Pontifici i quali convocarono i rappresentanti delle città, dei castelli e delle terre del Ducato di Spoleto, ad parlamentum nella cattedrale di Foligno nel dicembre del 1305. A questo evento partecipò anche il rappresentante di Montecchio. Spoleto nel 1309 era nelle mani dei ghibellini che avevano prima sconfitto e poi espulso i guelfi dalla città. Dai documenti riguardanti la Normandia, si evince che i castelli di Montecchio, Giano, Castagnola, Macciano, Colle del Marchese e Castel Ritaldi dal 1318 al 1333, restarono soggetti alla Chiesa, e nel 1324 l’esercito guelfo perugino espugnò la città di Spoleto governata dai ghibellini. Nel 1359, il cardinale Legato Albornoz liberò Spoleto dell’egemonia di Perugia. Nel 1361, risulta da atti che Montecchio risultava non più assoggettato al Comune di Spoleto. Nel 1373 secolo, Gregorio XI, concesse Montecchio e Giano agli Atti di Todi in risarcimento d’alcune case fatte scaricare per far posto alla Rocca. In due successivi documenti i due castelli risultavano sottoposti alla Chiesa, dal 1377 i Trinci, nobile e potente famiglia di Foligno, iniziarono ad avanzare pretese su Montecchio e Giano e Castagnola, riuscirono a sottomettere solo quest’ultimo castello, ma in un susseguirsi di eventi i Trinci fino agli albori del XV secolo riuscirono a dominare Bevagna, Valtopina, Giano, Montecchio e Castagnola.
Sotto i Trinci fu realizzato l’ampliamento nord-
Nel periodo dal 1435-
Nel 1533, il castello di Montecchio era ritornato sotto l’egemonia di Spoleto, e nel medesimo anno Clemente VII, di ritorno da Bologna a Roma, percorse la Via Flaminia antica; il Pontefice doveva sostare nell’Abbazia di San Felice, ma all’ultimo momento gli fu suggerito di fermarsi al castello di Montecchio (30 marzo).
Nel 1557, l’esercito francese delle truppe imperiali di Carlo V passò in Montecchio, ma gli abitanti cercarono d’impedire l’arrivo all’interno del castello e inviare suppliche ai Priori di Spoleto, ma il Comune lasciò del tutto indifesi gli abitanti. Anche se non difeso il castello di Montecchio rimase fedele al Comune di Spoleto, questa fedeltà è ben documentata in una lapide del 1560, murata sulla parete sinistra della scalinata d’accesso all’antica Osteria su la Flaminia, nella quale, oltre agli stemmi di Spoleto e Montecchio, è inciso il nome del vicario del luogo, precisamente:
SER ANDREAS TR
ANSARICVS DE
SPOLETO VICAR
IVS ÆRE PVBLI
CO MONTICVLI
FIERI CVRAVIT
1 5 6 0*
Nel 1562 il Comune di Montecchio “... cedette a Spoleto le ragioni che aveva su varie terre sopra la strada di Todi, sino ai confini di Viepri e di Castagnola…”. Queste terre erano strategicamente molto importanti sia perché si estendevano ai margini delle Vie Flaminia e Tuderte sia per essere poste al confine fra i comitati di Spoleto e Todi.
Alla fine del 1700, fu costruita la Chiesa di San Lorenzo di Montecchio.
Nel 1816, nacque il libero comune di Giano, sottoposto al Governo di Montefalco con i castelli di Montecchio, Castagnola e Morcicchia.
Nel 1860 il ministro Cavour ordinò al Generale Fanti di occupare l’Umbria e le Marche e nel settembre le truppe entrarono a Spoleto, pertanto tutto il circondario fu annesso al nascente Regno d’Italia. Con l’Unità d’Italia Giano fu riconfermato comune autonomo con giurisdizione anche sui tradizionali castelli, denominati non più appodiati, bensì frazioni. Il primo Sindaco che presiedeva l’Amministrazione Comunale fu Domenico Mattei di Montecchio (1860-
Nel 1889 circa, è stata istituita l’Università Agraria di Montecchio. Il patrimonio dell’ente consiste in terreni seminativi, pascoli, boschi, olivati, vignati, incolti e due fabbricati urbani. L’Università è retta da un Presidente e da un Consiglio di Amministrazione, composto da quattro persone nominate dall’Assemblea degli Utenti. Gli scopi dell’ente, sono indicati nell’art. 2 dello Statuto “…curare gli interessi della collettività degli utenti… provvedere alla conservazione ed al miglioramento del patrimonio, al godimento diretto ed indiretto di esso e alla tutela dei diritti della popolazione per quanto si riferisce all’esercizio degli usi civici…”
FONTI BIBLIGRAFICHE : F. Santini “Giano dell’Umbria e il suo territorio”.

