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Il Programma

Commemorazione dei Caduti



Giovedì 01 novembre 2011 - ore 12.30

  • Commemorazione dei caduti

  • Deposizione della Corona di Alloro

  • Esecuzione degli inni a cura della Banda Musicale "S. Cecilia" di Montecchio



Discorso commemorativo tenuto da Adriano Allegretti in occasione del ricordo dei caduti nel novembre 2003 a Giano dell'Umbria su invito del Sindaco Riccardo Petroni:

"Celebriamo oggi, con la festa dell'Unità Nazionale, la giornata tradizionalmente dedicata alle forze armate nei cui ranghi molti di voi, soprattutto i più anziani, hanno avuto l'onore e il privilegio di servire, unitamente a coloro che ancor oggi questo servizio svolgono mi riferisco ai carabinieri (ed alle persone che vedo in divisa).
E’ un momento inoltre non solo celebrativo ma anche di memoria infatti, fedeli al nostro annuale appuntamento, ci ritroviamo davanti a questo Monumento che rappresenta per ciascuno di noi un immenso cimitero, per onorare e ricordare i Caduti di tutte le guerre ed in particolare i nostri Concittadini caduti.
La ricorrenza di questo giorno ci rimanda ad eventi grandiosi e, insieme, dolorosi della nostra storia.
Quattro novembre significa per noi italiani la conclusione vittoriosa di uno sforzo durissimo che per la prima volta affratello' - fianco a fianco nelle trincee - giovani di ogni regione e di ogni ceto sociale, il cui sacrificio, ricordo che perirono circa 600.000 soldati, ha portato a compimento il sogno a lungo vagheggiato dalle generazioni del risorgimento di un’Italia unita, non solo territorialmente ma anche a livello di appartenenza, di cittadinanza.
Tutti credo ricordino la famosa frase all’indomani del processo di unificazione “l’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani”. Or bene la grande guerra aveva dato anche questo risultato.
L’unità nazionale raggiunta ad ogni livello – istituzionale, territoriale e culturale – fu un bene prezioso e irrinunciabile. Ce lo dimostrò 25 anni più tardi la resistenza che le forze armate, all’unisono con il popolo insorto, opposero ai nazifascisti per riconquistare l'indipendenza e la libertà della patria e per risollevare il paese dall'abisso della sconfitta e dell'invasione straniera nel quale il fascismo l'aveva spinto.
Non possiamo permetterci il lusso, soprattutto noi più giovani,  di dimenticare chi si è sacrificato per la nostra Patria, per dare a noi libertà e pace. Non possiamo dimenticare perché il tributo più alto l’hanno pagato i più giovani. Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di andare a Rivotorto per visitare il cimitero di guerra. E’ commovente passeggiare nel cimitero, leggere le epigrafi e scoprire che il soldato più vecchio non aveva trentacinque anni. Me l’immagino fronteggiarsi con il nemico con quel coraggio e quelle virtù eroiche celebrate da Omero in poi. Ma immagino pure il loro stato d’animo pieno di timori paure ed anche terrore, pervasi da quel senso di precarietà descritto da Ungaretti in una sua celeberrima poesia
"Si sta / come d'autunno / sugli alberi / le foglie.".
A noi più giovani (purtroppo in pochi qui a ricordare) figli della pace, spetta il compito di portare a compimento il loro progetto di un mondo più giusto di un mondo più libero di un mondo per l’appunto di pace. Non abbiamo la fortuna dei nostri predecessori di avere alle nostre spalle grandi punti di riferimento, grandi personalità e uomini di stato eccezion fatta del Sommo Pontefice. Tutti parlano di pace ma non si sa perché oggi come 50 anni fa
Quando chi sta in alto parla di pace
La gente comune sa
Che ci sarà la guerra. (B. Brecht)
Nei conflitti nessuno recede dalle proprie posizioni, nessuno usa il buon senso, tutti sono protesi ad un unico mal celato obiettivo che è quello dei propri interessi economici delle proprie velleità egemoniche su questa o quella parte di mondo il cui controllo è strategico per il mantenimento di vecchi e superati equilibri. Diventa pertanto categorico rinnovare in questi momenti solenni il proprio impegno a lavorare per la pace, in prima persona senza delegare, tornare di nuovo nella trincea dell’impegno sociale e politico, riappropriarsi dei propri spazi e delle proprie responsabilità anche perché i soldati morti per noi ci hanno testimoniato l'enorme e tragica inutilità della guerra, le mostruose ingiustizie che essa scatena, i solchi incolmabili che essa spalanca tra i popoli.
Il lavoro è tanto arduo che John Lennon diceva “You may say I’m a dreamer”,  ma aggiungeva anche "But I'm not the only one" e concludeva con la speranza che "someday you'll join us/ And the world will be as one".
I soldati morti per noi, i soldati delle forze armate oggi impegnati in missioni di pace dai molteplici pericoli con il loro esempio ci dicono che non è un utopia “give peace a chance” e da questo monumento funebre traiamo il coraggio necessario così come dice il Foscolo:
"A egregie cose il forte animo accendono
L'urne de' forti, [o Pindemonte]; e bella
E santa fanno al peregrin la terra
Che le ricetta."

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